L
e associazioni ambientaliste lanciano l’allarme contro il ‘Decreto di recepimento della Direttiva 2009/28′ che porrebbe un tetto alla crescita del solare, uno stop a qualsiasi incentivo dopo il 2014, taglio del 30% retroattivo agli incentivi all’eolico, nuovi incomprensibili sistemi per i nuovi impianti: questi e molti altri gli aspetti del provvedimento che porterebbero all’arresto delle rinnovabili in Italia, che verranno affrontati e spiegati nel corso di una conferenza stampa a Roma nella mattinata di oggi, davanti al Ministero dello Sviluppo Economico (via Molise, 2).
Partecipano associazioni ambientaliste e di settore (Legambiente, Greenpeace, Wwf, Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Kyoto Club, Ises, Anev, Aper, Assoenergie futuro, Assosolare) davanti al Ministero per lo Sviluppo economico per una conferenza stampa sulla proposta di Decreto legislativo in attuazione della direttiva 2009/28/CE, che il ministro Romani presenterà al Pre-Consiglio dei Ministri di martedì 1 marzo, che bloccherebbe inesorabilmente lo sviluppo delle Rinnovabili in Italia.
Per le associazioni lo schema di decreto, prevede una revisione dei meccanismi incentivanti che rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, in particolare di alcune tecnologie più promettenti come l’eolico e il solare fotovoltaico, e che potrebbe avere conseguenze negative per l’intero settore.
“Sarebbe molto grave – dichiarano i rappresentanti delle associazioni coinvolte – se l’effetto netto del decreto fosse proprio quello di mettere in discussione la capacità del Paese di centrare gli obiettivi europei del 2020, ostacolando l’importante occasione di sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi”.
L’attuale sistema degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili ha consentito all’Italia di attrarre investimenti per miliardi di euro con effetti concreti sia sul lato della produzione di energia sia sul lato occupazionale. Tali risultati sono stati raggiunti grazie a un sistema nazionale di incentivi che oggi necessita di una profonda revisione al fine di eliminare alcune distorsioni interne e rispondere in maniera più efficace agli obiettivi europei al 2020 in tema di incidenza delle fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas serra.
Gli emendamenti proposti dalle associazioni toccano alcuni dei punti del decreto (vedi documento congiunto allegato in basso). In particolare si critica la limitazione degli impianti solari fotovoltaici a terra, distinguendo i casi di aree agricole di pregio dalle altre e affidando la competenza alle Regioni, e richiede che la riduzione del taglio del prezzo dei Certificati Verdi sia del 15% rispetto al valore attuale e non del 30%, più congruo rispetto ai costi effettivi.
“Non vorremmo che – concludono le associazioni – dopo un’assurda campagna di disinformazione sulle fonti rinnovabili, il Governo con l’intento ufficiale di sistematizzare gli incentivi alle rinnovabili, ne provochi di fatto un rallentamento se non il blocco di alcune tecnologie”.
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