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Allarme sul futuro degli incentivi alle rinnovabili in Italia

Tre associazioni ambientaliste – Greenpeace, Legambiente e WWF – con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Kyoto Club e ISES ITALIA, lanciano un allarme sul futuro delle rinnovabili in Italia. La proposta di decreto che riorganizza il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili potrebbe infatti avere conseguenze negative e per questo propongono una serie di emendamenti il cui scopo è quello di migliorare il testo del decreto e nello stesso tempo garantire stabilità al mercato delle rinnovabili, l’efficienza negli incentivi e il perseguimento degli obiettivi fissati al 2020.
Le associazioni ritengono, infatti, che lo schema di decreto, pur contenendo alcuni elementi positivi (in particolare fa notevoli passi in avanti per quanto concerne l’incentivazione della generazione termica e della biomassa), prevede una revisione dei meccanismi incentivanti che rischia di bloccare lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia, in particolare di alcune tecnologie più promettenti come l’eolico e il solare fotovoltaico, e che potrebbe avere conseguenze negative per l’intero settore.

“Sarebbe molto grave – dichiarano i rappresentanti delle associazioni coinvolte – se l’effetto netto del decreto fosse proprio quello di mettere in discussione la capacità del Paese di centrare gli obiettivi europei del 2020, ostacolando l’importante occasione di sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi”.
L’ attuale sistema degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili ha consentito all’Italia di attrarre investimenti per miliardi di euro con effetti concreti sia sul lato della produzione di energia sia sul lato occupazionale. Tali risultati sono stati raggiunti grazie a un sistema nazionale di incentivi che oggi necessita di una profonda revisione al fine di eliminare alcune distorsioni interne e rispondere in maniera più efficace agli obiettivi europei al 2020 in tema di incidenza delle fonti rinnovabili e di riduzione delle emissioni di gas serra.
Gli emendamenti proposti dalle associazioni toccano alcuni dei punti e quelli principali riguardano la limitazione sugli impianti solari fotovoltaici a terra – per distinguere i casi di aree agricole di pregio dalle altre, affidando la competenza alle Regioni – e la riduzione del taglio del prezzo dei Certificati Verdi, dal 30% al 15% del valore attuale, più congruo rispetto ai costi effettivi.
“Non vorremmo che – concludono i rappresentanti – dopo un’assurda campagna di disinformazione sulle fonti rinnovabili, il Governo con l’intento ufficiale di sistematizzare gli incentivi alle rinnovabili, ne provochi di fatto un rallentamento se non il blocco di alcune tecnologie”.

“Le critiche al decreto sulle rinnovabili, che recepisce la direttiva europea sulle fonti rinnovabili, ci sembrano ingenerose. Sul decreto, attualmente all’esame delle commissioni parlamentari, siamo aperti al confronto”. È quanto dichiara Stefano Saglia, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, in merito alle critiche mosse al decreto sulle rinnovabili da parte di associazioni ambientaliste quali Greenpeace, Legambiente e WWF e di organizzazioni quali Fondazione sviluppo sostenibile, Kyoto Club e Ises Italia. “L’Italia resterà il primo paese europeo per incentivi – assicura il sottosegretario – mentre Paesi leader del settore come Spagna e Germania stanno riducendo gli incentivi pubblici.” “Il nostro progetto – spiega Saglia – tende a ridurre i sussidi gradualmente e a sostituire il meccanismo dei certificati verdi che in taluni casi ha sostenuto più la rendita che lo sviluppo. Non possiamo dimenticare che gli inventivi alle rinnovabili ricadono sulla bolletta degli italiani. Se l’attuale meccanismo se non verrà corretto, nel 2020 avremo un esborso di 9 miliardi di euro”. “Pertanto l’attenzione del governo allo sviluppo delle fonti rinnovabili – sottolinea il sottosegretario – è massima. Lo testimoniano il Piano d’azione presentato a Bruxelles, il nuovo conto energia per il solare 2011-2014, il decreto sulla geotermia, le linee guida per l’autorizzazione degli impianti attese da 7 anni e gli interventi a sostegno delle biomasse”.


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