L’Anev ha inviato al ministro tremonti, ai membri delle commissioni parlamentari e al presidente di Confindustria Emma Marcegalia, una lettera per chiedere l’abrogazione dell’art. 45 del d.l. 78/2010 che mette a rischio 25.000 posti di lavoro, 4,5 miliardi di investimenti e una riduzione dell’affidabilita’ del sistema paese. Nella lettera il presidente dell’Anev Oreste Vigorito, chiede che in fase di conversione venga abrogata la norma dell’art. 45 e che venga demandato ad un organico intervento il riassetto del sistema, come gia’ previsto dal recepimento della direttiva comunitaria previsto entro il 5 dicembre p.v., garantendo la salvaguardia degli investimenti, dell’occupazione e il rispetto degli impegni internazionali assunti volontariamente in sede comunitaria.
Secondo l’Anev ‘l’abrogazione del meccanismo di garanzia introdotto dal governo e applicabile solo in caso di una crescita della produzione elettrica da fonti rinnovabili inferiore a quella dell’obbligo comunitario al 2020 volontariamente sottoscritto dall’italia e vincolante per il nostro paese, comporterebbe gravissimi danni in termini occupazionali, economici, ambientali, senza comportare un corrispondente beneficio per i conti dello stato’.
‘Il riacquisto dei cv in eccesso qualora non ripristinato, – continua l’Anev – andrebbe a generare sui progetti già in essere una grave situazione di insolvenza quantificata dal sistema creditizio in 4.5 miliardi di € esito di oltre 2,5 gw di impianti finanziati. Le stesse banche ritengono che tali investimenti (sia quelli in essere che quelli futuri per ulteriori 1,75 gw di potenza e circa 1.75 miliardi di €) verranno senz’altro messi a rischio dalle recenti modifiche normative introdotte dal d.l. 78/10, e genereranno come effetti il blocco delle nuove operazioni di finanziamento, la sospensione dei finanziamenti già erogati, il blocco delle erogazioni di dividendi, default finanziario per impossibilità di ripagare il debito oltre al blocco di qualunque finanziamento no recourse nel paese (anche in settori diversi da quello delle energie rinnovabili, a causa della perdita di credibilità del paese e dei default finanziari)’.
Articoli correlati









comment closed